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comunicato stampa

Il corpo al centro di un doppio spettacolo al Teatro Cantiere Florida

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da Organizzatori


Un dittico per osservare e ripensare il corpo e il suo stare nello spazio, sul palcoscenico, nel mondo, tra studi sul movimento e progetti di comunità.

Sabato 3 febbraio ore 21.00 al Teatro Cantiere Florida (via Pisana 111R, Firenze) in scena “Tracce | Looking for a Place to Die” e “C’era tutta la materia del mondo 1.3”, nell’ambito del cartellone dedicato alla danza. Si parte con un primo atto di e con Sara Capanna, Barbara Carulli e Michele Scappa – una coproduzione Company Blu e Rosa Shocking – in cui, prendendo le mosse da una riflessione sul significato della parola “traccia” si generano movimenti che vivono nell’istante: che potrebbero essere adesso, essere già stati o anche solo venir ricordati o immaginati. Si prosegue con una seconda performance ideata, danzata e diretta da Sara Sicuro, risultato di un progetto partecipativo che, traendo ispirazione da una serie di interviste fatte tra Puglia e Toscana, osserva il diverso stare nel tempo del corpo dei lavoratori, tra luoghi e mestieri. Osservare le identità espresse nei gesti del lavoro apre anche una riflessione sulla trasformazione silenziosa e sempre in atto dei luoghi, dei paesaggi; la danza, i corpi dei lavoratori diventano sintesi di una memoria da trasmettere (www.teatroflorida.it).

Le tracce sono indizi di uno stato precedente, delle piccole quantità residue, dei segnali che permettono di ricostruire una traiettoria. Possono essere cercate, trovate, lasciate, percorse e ricordate. Queste prime riflessioni che hanno orientato “Tracce | Looking for a Place to Die” verso una gestualità pronta a fare, disfare e trasformare le norme regolatrici dell’architettura spaziale e temporale entro la quale si sviluppa la danza. Come durante un sogno, i corpi si (con)formano mantenendo uno stato duplice di attività e passività, di consapevolezza e non premeditazione. Portare l’attenzione sul sentire corporeo in relazione a tutto ciò che questo evento può attivare può scatenare una “crisi”, ovvero come si evince dall’etimologia greca del termine – krísis, scelta – una condizione di instabilità che trova risoluzione in una decisione. I corpi danzanti, mettendo in discussione i propri punti fermi e distaccandosi da ciò che è a loro noto, vivono una continua ricerca di senso e consenso di movimento che passa attraverso la scelta. Guardarsi e lasciarsi guardare sulla soglia, perdersi, scoprirsi e ritrovarsi.

“C’era tutta la materia del mondo 1.3” è un progetto performativo e di comunità, che ha permesso di indagare la relazione tra luoghi e mestieri attraverso un’attenzione particolare al corpo, alle sue gestualità e al paesaggio di un territorio. Il corpo con le sue posture, con i suoi ritmi e movimenti quotidiani si rende testimone del tempo, della memoria fisica, geografica, culturale di una comunità. Nella costruzione della performance si è data attenzione al diverso stare nel tempo del corpo nelle diverse professionalità, alle indicazioni circa la direzione temporale dei gesti (come direzione musicale) e alla percezione personale del tempo che ciascun lavoratore ha espresso. La realtà degli spazi “artigiani”, le testimonianze della percezione materica del tempo vengono assorbite e rielaborate dalla danzatrice in termini di movimento. L’intento è quello di costruire in scena un immaginario in grado di raccontare ed evocare “paesaggi”, un trasformarsi di stati del corpo, un continuo mettere in relazione. Un dialogo fra la performer e le voci, le posture e i gesti degli artigiani e degli operai incontrati durante il percorso di ricerca artistica e di vita. Lavoratori della materia, testimoni delle direzioni del tempo e del suo annullamento. Un susseguirsi di quadri gestuali, sonori e ambientali che ci interrogano sul valore del lavoro e del tempo.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-01-2024 alle 17:53 sul giornale del 30 gennaio 2024 - 58 letture






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