Tra Roma e Ravenna, da qui al 2021, grandi iniziative per i 700 anni della morte di Dante Alighieri

3' di lettura 28/08/2020 - Nel 2021 saranno esattamente 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il "sommo poeta" il cui nome rappresenta, in tutto il mondo, un immediato richiamo alla cultura e alla storia d'Italia.

Roma - città con cui Dante ebbe un rapporto speciale, visitandola in occasione dell' "imperiale" Giubileo del 1300, fortemente voluto da Papa Bonifacio VIII - ha già tenuto, mesi fa, un' importante mostra presso la Società Dante Alighieri, con opere di artisti di tutto il mondo variamente ispirate alla "Commedia"dantesca. E' ora la volta di Ravenna, la città dove il poeta concluse la sua esistenza e che tuttora conserva - sepolte in una semplicissima cappella - i suoi resti.

"Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Settecentenario della morte di Dante", è appunto la mostra che si aprirà prossimamente a Ravenna: a cura di Benedetto Gugliotta, e organizzata dal Comune, dal MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna, e dalla Biblioteca Classense

I sacchi di Gabriele D'Annunzio pieni di foglie di alloro e decorati da Adolfo De Carolis col motto "Inclusa est flamma" ("la fiamma è all'interno") in omaggio a Dante, a stabilire un parallelo tra la fiamma che ardeva sulla tomba del sommo poeta e la fiamma perenne che veniva custodita presso il santuario di Apollo a Delfi; il modello in bronzo del monumento di Dante a Trento, realizzato da Cesare Zocchi nel 1896; le opere del triestino Carlo Wostry (1865-1943), dal titolo "Dante nella pineta" e "I funerali di Dante". E poi alcune firme, di personaggi illustri e comuni cittadini, lasciate nel tempo, come testimonianza, durante la visita al sepolcro dell' Alighieri: come gli autografi di papa Pio IX, che trascrisse dei versi danteschi ma non lasciò firma, e di un'anonima signora fiorentina che chiese perdono al poeta per espiare la colpa di Firenze, quando, secoli prima, fu decretato il suo esilio dalla città natale. Nel 2008, il Comune di Firenze ha pienamente riabilitato il suo cittadino dalle accuse di "baratteria", cioè corruzione nell'assegnazione di cariche pubbliche, rivoltegli sette secoli prima; la colpa di Dante, rilevano gli storici, fu tutt'al piu', aver "chiuso un occhio" sulla diffusione, tra i suoi colleghi nel governo di Firenze, di questi fenomeni, frequenti già allora.

Sono solo alcuni dei pregiatissimi pezzi - tra libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti e oggetti d'arte - che impreziosiscono la mostra, in apertura l'11 settembre alle 17 presso la Biblioteca Classense, e prima delle tre che compongono il progetto espositivo "Dante. Gli occhi e la mente" (in programma da settembre 2020 fino a luglio 2021 presso il MAR, la chiesa di San Romualdo e, appunto, la Classense). L'esposizione è a ingresso libero e resterà allestita fino al 10 gennaio: è anzitutto un accurata ricostruzione storica, che ha il suo fulcro nella rievocazione delle celebrazioni nazionali per il VI centenario dantesco del 1921, inaugurate l'anno prima proprio alla Classense di Ravenna alla presenza dell'allora Ministro della Pubblica Istruzione, Benedetto Croce. Offre anche la possibilità di vedere riuniti per la prima volta insieme due esemplari (uno della Classense, l'altro della storica Casa editrice Olschki) della pregiata edizione celebrativa per i 50 anni dell'Unità d'Italia, e a tiratura limitata (solo 306 esemplari), della "Divina Commedia", accanto al manoscritto autografo del proemio, scritto da Gabriele D'Annunzio.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 28-08-2020 alle 20:07 sul giornale del 29 agosto 2020 - 17 letture

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